Amnesty vince ancora: liberata Aung San Suu Kyi

Pubblicato il da Beatrica Agostini e Francesca Benetton I F

E’ stata liberata da poco Aung San Suu Kyi, premio Nobel del 1991 per la pace e fondatrice della NLD (National League for Democratic).

Fu mandata agli arresti domiciliari, perché avversaria del regime militare salito a governo nel 1988, che le concesse un eventuale abbandono del paese, rifiutato dalla leader. aung-san-suu-kyi.png

L’esito delle elezioni del 1990 fu una schiacciante vittoria per il suo partito, che avrebbe dovuto farle assumere la carica di Primo Ministro. Invece il regime militare prese il potere con la forza, annullando il voto popolare. Gli arresti si prolungarono fino al 1995, quando furono revocati per un periodo ristretto, limitandole, però, la libertà senza permetterle di lasciare il paese né di ricevere visite dai parenti.

Solo nel 2002 Aung San Suu Kyi potè agire liberamente sul Myanmar, ma il 30 maggio 2003, un gruppo di militari aprì il fuoco sul convoglio sul quale viaggiava anche lei massacrando un gran numero di persone. La leader riuscì a salvarsi, fuggendo, ma venne rimandata agli arresti.

Nonostante Stati Uniti e Unione Europea abbiano fatto forti pressioni per la sua liberazione, gli arresti furono prolungati per svariati anni. Il 13 novembre scorso, la giunta militare è stata costretta a scarcerarla dopo gli ultimi anni di pressione internazionale. C’è chi dice che Aung San Suu Kyi sia stata liberata per buona condotta, ma, probabilmente, la libertà le è stata concessa anche per tentare di recuperare una parvenza di apertura democratica.

Tuttavia San Suu Kyi sostiene che non accetterà il rilascio se sarà costretta alla rinuncia all’attività politica, ma, invece, esige una libertà “incondizionata”.

Per festeggiare la sua liberazione, tutti i sostenitori della NDL si sono radunati all’esterno del carcere, nel quale era rinchiusa da più 15 anni, in attesa della sua uscita.

Questa è l’ennesima prova dell’efficienza e della tempestività di azione di Amnesty International, che ha vinto, anche questa volta, una causa per i diritti umani.

 

Beatrice Agostini I F

Francesca Benetton I F

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