De fortitudine discipulorum
Noi come uomini conferiamo potere ai simboli: la scuola rappresenta in sé l’istruzione, la cultura e la democrazia stessa, visto che, come diceva Piero Calamandrei, è l’unico luogo dove si può compiere il miracolo di trasformare i sudditi in cittadini e liberi pensatori. Occupare una scuola significa compiere un atto di protesta che vuole essere sentito non contro la democrazia, impedendo lo svolgimento delle lezioni, ma prendendo democraticamente posizione, come è successo nel nostro liceo, proprio contro lo sfascio dell’istruzione, della cultura e della stessa democrazia.
L’appoggio dei mezzi mediatici è oggi uno dei fattori determinanti per ottenere risultati concreti: si è visto però che la stampa, se non a livello locale, a livello nazionale si è quasi disinteressata della prima settimana di occupazione, non solo a Trieste, ma in molte città d’Italia, da Genova a Palermo.
Dopo ciò che è successo, a questo punto viene spontaneo porsi questa domanda: era davvero necessario un atto così estremo come attaccare lo stesso senato, il tempio della prostituzione (pardon, costituzione), per poter far conoscere all’Italia una protesta? A quanto pare è triste ma è proprio così: per farne parlare serve compiere un gesto più radicale ed eclatante, nonostante sia comunque un’azione forse troppo estrema, in Italia come in Inghilterra.
Oltre a ciò si è visto che l’occupazione non sia concepita con lo stesso innovativo effetto che la caratterizzava nel ’68: oramai appartiene al passato e la stampa ha dimostrato di disinteressarsene, classificandola quasi come un normale sciopero, o magari di renderla più interessante, definendola con termini inappropriati come “sommossa” o generalizzando sugli aspetti negativi, come ad esempio quando si parla dei danni alle strutture durante l’occupazione a Trieste, limitati invece a due scuole, che tra l’altro condividono lo stesso edificio.
Le nuove azioni in tutta Italia di protesta in luoghi simbolici, come la torre di Pisa o anche il locale teatro romano, si sono rivelate molto più efficaci come impatto mediatico: questo non perché un’azione simile in un luogo caratterizzato da un certo valore storico sia dannoso per il turismo, ma per l’effetto simbolico che ha, in quanto sembra che gli studenti vogliano porsi in difesa del luogo, massacrato sia culturalmente, tagliando l’unico mezzo adatto per la consapevolezza della sua esistenza, sia strutturalmente, tagliando direttamente i soldi necessari per la sua conservazione.
Queste azioni difatti non si sono svolte nella quasi totalità dei casi danneggiando il turismo: ad esempio per poter srotolare lo striscione contro la riforma sulla cupola del Brunelleschi a Firenze gli studenti hanno regolarmente pagato il biglietto, e ciò non è stato bloccato proprio perché forse nessuno dei guardiani riteneva giusto intervenire.
E forse sono state proprio queste azioni di protesta simbolica ad apportare la carica necessaria a delle occupazioni che lentamente stavano perdendo il loro originario valore. Sono servite a risvegliare gli animi, ed è proprio questo il primo passo, perché non ci si deve arrendere per poter inseguire tutti assieme un sogno.
Marco Gregori IA Cristina Melchiori IA