L'occupazione non è un gioco
Prima di cominciare a scrivere questo articolo, voglio chiarire che sono pienamente favorevole all’occupazione e che, a questa forma di protesta, ho partecipato con un certo entusiasmo.
Ricordo che, due anni fa, più persone avevano paura delle conseguenze che avrebbe portato l’eventuale partecipazione all’occupazione e, quindi, si erano tirate indietro. Vedere che, le stesse persone che avevano preferito evitare qualsiasi coinvolgimento, ora erano pronte a protestare per difendere i loro diritti, è stato davvero incoraggiante e ha permesso la riuscita di questa manifestazione.
Nonostante l’occupazione sia una forma di protesta davvero drastica, penso che, se non viene usata con il fine di saltare ore di lezione, sia il modo più efficace per far sentire le nostre voci riguardo le riforme attuate per la nostra istruzione.
Questo periodo di occupazione l’ho vissuto in maniera positiva: ho notato che, tra quelli che sono rimasti a scuola, si è creato un legame davvero forte; insieme siamo riusciti a conciliare il divertimento con i doveri, aiutando a pulire parte della scuola e organizzando vari tornei sportivi. È stata un’avventura davvero particolare che ha cambiato alcuni miei modi di vedere l’istituzione scolastica: ora, entrando in classe, mi ritrovo in un’atmosfera più familiare. Anche con i miei compagni è tutto diverso: avendo convissuto più o meno una settimana ci siamo conosciuti meglio, e abbiamo condiviso nuove esperienze.
Una cosa che mi auguro con tutto il cuore è che queste occupazioni, cortei e sit-in, siano serviti a qualcosa e che non sia considerato solo come un “gioco” di noi studenti.
Beatrice Agostini I F