LA RESPONSABILITÀ DEL RAPPRESENTARE

Pubblicato il da Marco Cernich

"L'etica della responsabilità"; con questo titolo si apriva il mio ultimo articolo per il giornalino del Petrarca. Ma la responsabilità a cui mi riferivo nell'articolo non è quella di una redazione di giornale nei confronti dei propri lettori, alla quale vanno comunque i miei complimenti per l’impegno serio ecostante nel preparare, organizzare e pubblicare una testata completamente rinnovata; piuttosto mi riferivo a quella responsabilità derivata dalla mia carica di presidente del comitato studentesco. Alla fine del mio mandato, per tirare le somme, ho ricevuto più attestati di stima che critiche. Se guardiamo ai punti del "programma elettorale" con il quale mi ero candidato però, non si direbbe che io abbia raggiunto i risultati prefissati. Le motivazioni sono molteplici, lo studio in primis. Eppure qualcosa di buono è venuto fuori: ricordo l'assemblea di istituto con Ljubo Susic, ex-deportato di Buchenwald; oppure la testimonianza della nipote di Walter Eddie Cosina, membro della scorta di Paolo Borsellino. Ma non c'è stata solo emozione in questo percorso; la carica di presidente del comitato studentesco non deve essere intesa come un riconoscimento di "capobranco" come molti pensano e motivo per il quale ambiscono esso. Il presidente presiede alle riunioni del comitato, propone disposizioni che poi possono venire adottate o meno, regola il calendario delle assemblee. Non voglio dire con questo che sia difficile; può essere tanto difficile quanto facile, con una differenza che fa da spartiacque tra le due visioni: la responsabilità. Ricordo il timore che provavo ogni volta che dovevo sedermi su quella sedia al tavolo dell'aula magna, il timore di parlare a vuoto davanti ad un pubblico disinteressato. E' questa l'etica della responsabilità: se i rappresentanti di classe si annoiano o sono distratti bisogna trovare rimedio subito, all'istante. Fondamentale è inoltre mantenere quella sinergia tra la figura del presidente del comitato e il comitato che presiede, per evitare che la sua rimanga appunto solo una "figura". Nel corso del mio incarico ho cercato di affrontare tutte le responsabilità che ne derivavano; non è stata una passeggiata, e il risultato a mio avviso poteva essere superiore. La situazione nella quale mi sono trovato è stata quella del "potere tutto e non poter nulla". Potevo organizzare le assemblee di istituto assieme agli altri miei colleghi rappresentanti come meglio preferivo, scegliere le date che più sembravano convenienti, far girare una notizia qualsiasi in fretta attraverso tutte le classi tramite il comitato. Eppure ,na volta che ci si ritrova in questa situazione, si finisce per deviare dai progetti di partenza per arrivare da un'altra parte. Posso dire che mi è mancato il tempo, l'esperienza e l'aiuto dei miei amici. Questi infatti sono tre presupposti fondamentali per poter svolgere un ruolo apparentemente facile come quello che ho ricoperto l'anno scorso. Organizzare il tempo a disposizione per se stessi e il tempo per le assemblee, circondarsi di persone affidabili e disposte seriamente a dare una mano e fare esperienza, un concetto vago che si esprime solo nel passare del tempo. Tutto questo,ovviamente, nell'ottica della responsabilità di cui parlavo prima.

 

Marco Cernich

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